CONTRO IL VERTICE ITALIA-ISRAELE

torino-30-novA distanza di due mesi dal suo insediamento, il governo delle larghe intese si precipita ad inviare in Israele il suo primo ministro, come sua prima visita fuori dall’Europa, con l’obiettivo di confermare la continuità della politica italiana sulle questioni mediorientali ed il suo sostegno incondizionato ad Israele.

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Nel piano di studi metti la lotta!

Primo giorno nella facoltà di Fisica o iscritto ormai da molti anni?
Di sicuro, però,  sai che situazione ti aspetta mettendo piede in un’aula universitaria.

Ci troviamo di fronte a un’università, anno dopo anno, sempre più definanziata  e dequalificata, gestita come un feudo da professoroni e baroni.
Le  tasse universitarie aumentano a ritmi vertiginosi – per gli studenti fuoricorso  sono state esattamente raddoppiate-, le biblioteche chiudono, gli spazi di socialità mancano o vengono smantellati, gli alloggi dello studente e le borse di studio sono sempre di meno e vengono elargiti in base al merito, facendo sottostare chi ne voglia usufruire a un continuo ricatto: o sei produttivo o sei fuori!

La gestione mafiosa del nostro ateneo, come confermano le inchieste sul magnifico rettoreFrati, è funzionale più al mantenimento del proprio potere e dei propri interessi che alle necessità degli studenti, i primi a pagarne le spese, ma non gli unici. I lavoratori della Sapienza, infatti, da chi si occupa delle guardianie a chi delle pulizie, sono in mobilitazione contro la gestione Frati da più di due anni poiché costretti a condizioni di sfruttamento e precarietà insopportabili.

L’università, dunque, non fa che riflettere le condizioni sociali ed economiche dei lavoratori e dei giovani nella nostra cara Italietta, governata ormai da anni a colpi di tagli e austerità.
Nelle macerie dell’istituzione universitaria  le facoltà scientifiche sono di certo un’eccezione,  alcuni settori di ricerca sono ancora finanziati in quanto possibili ambiti di profitto per innumerevoli aziende, spesso e volentieri del settore bellico come, ad esempio, Finmeccanica.

Il dipartimento di Fisica è un florido  vivaio per futuri scienziati, lavoratori ultraspecializzati privi di ogni condizionamento etico e, nella totale assenza di finanziamenti pubblici volti a una ricerca libera,  ricattabili in tutto e per tutto.
Che senso ha la corsa contro il tempo per ottenere una laurea che ci assicura sempre di meno un futuro dignitoso e ci mette in competizione con i nostri compagni?! Vogliamo arrivare primi per essere sfruttati meglio, all’inseguimento di una borsa di ricerca o di inesistenti concorsi dopo anni passati con la testa china sui libri, senza neanche il tempo di sviluppare un sapere critico?
Nessuna speranza? Unica soluzione, scappare all’estero? Assolutamente no!

Noi abbiamo cominciato e abbiamo capito che organizzandoci insieme possiamo migliorare materialmente le nostre condizioni di vita. Se non lo facciamo noi nessuno lo farà per noi.
Sono  numerosi gli esempi di come riappropriandoci di ciò di cui abbiamo bisogno diamo risposte concrete ai nostri desideri: aule e spazi sottratti all’università in cui socializzare, studiare, scambiarsi libri e  appunti a costo zero, studentati occupati per sottrarsi al ricatto dell’affitto. Allo stesso modo, possiamo  organizzarci per contestare  un professore che non vuole mettere un appello in più, per dar vita a dei saperi nostri, non determinati dai ritmi e dagli interessi di un’università gestita da chi certo non ci vuole  pensanti e dotati di senso critico.

Proprio per questo ci trovarai, come oggi, tutti i martedì e i lunedì dalle 14 alle 16 fuori dal Vecchio Edificio di Fisica o in Ciclofficina con un archivio di libri, appunti e testi d’esame dei corsi di Fisica.  Munisciti di pennetta che quest’anno i libri non si pagano!
Ci siamo ripresi solo una piccola parte di quello che ci spetta…

ASSEMBLEA MARTEDI’ ALLE 14-IN CICLOFFICINA-VECCHIO ED. DI FISICA

Shock climatico ed energetico: il Pentagono si prepara alle proteste

Pubblichiamo un articolo di analisi di Nafeez Ahmed da www.znetitaly.org (Originale: The Guardian) che esplicita molti collegamenti che tornano di continuo nei contenuti del nostro blog.

Esercitazione dell’esercito USA in funzione antisommossa (fonte Dipartimento della Difesa USA)
Esercitazione dell’esercito USA in funzione antisommossa (fonte Dipartimento della Difesa USA)

Il primo effetto della crisi attuale è stato il trasformare le popolazioni “nazionali” in potenziali ma sicuri “nemici” dell’ordine capitalistico. E l’unica figura dello “Stato” ancora utile, nell’orgia dei privatizzatori, resta quella militare.

Non è un fenomeno originale, ma non per questo è meno criminale. Lo abbiamo sintetizzato in diversi articoli come il “dovete morire”: una parola d’ordine dei governi e delle corporation per “superare la crisi” e far ripartire l’accumulazione. Se la crisi, infatti, è – come è – una creisi di sovrapproduzione di capitali, quindi è sovraproduzione di denaro (finanza), merci, industrie, allora è anche sovraproduzione di popolazione.
La risposta classica è stata sempre la guerra. Interimperialistica, ovvero contro un altro imperialismo concorrente /quello tedesco e giapponese,nella seconda guerra mondiale), con grande “consumo” di capitale proprio (anche umano), ma soprattutto distruzione di capitale altrui.
Questo tipo di guerra, con la proliferazione globale degli armamenti nucleari, è diventato di fatto impossibile o quasi.

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19 Giugno: Contestazione convegno CWC

Oggi, 19 Giugno 2013, abbiamo contestato la quarta conferenza sul cyber warfare, la seconda ospitata dall’università di Roma “La Sapienza”. La conferenza (www.infowar.it) è stata organizzata da centri di ricerca de “La Sapienza” e dell’università di Firenze, unitamente a partner privati tra cui, Vitrociset, Finmeccanica (primo produttore di armi in Italia) e Maglan (società israeliana di difesa ed informazione, leader nel settore della cyber-guerra nonché ideatrice e finanziatrice del convegno).
Questo convegno mira a rafforzare la collaborazione fra università, governo e industria bellica, al fine di sviluppare il settore delle cyberweapons, ormai cruciale all’interno dei conflitti globali.
Dalla mattina abbiamo dato vita ad un presidio rumoroso sotto il rettorato dell’università, “sparando” contro il convegno diverse registrazioni di bombardamenti, all’attenzione dei numerosi agenti della digos che sorvegliavano e difendevano l’edificio.
Durante la giornata abbiamo informato gli studenti e le studentesse riguardo cosa stava accadendo nell’aula magna del rettorato, visto che questo genere di iniziative tendono a passare sotto silenzio, e a disturbare chiunque intendesse passare una tranquilla giornata discutendo delle ultime innovazioni in materia di armi cibernetiche e conflitti globali.
Il convegno di oggi è solo uno dei tanti esempi dell’effetto di anni di riforme universitarie, e stigmatizza sempre più chiaramente il ruolo delle università e di chi le frequenta: formare tecnici asserviti a chi si macchia quotidianamente di sangue in nome del profitto. Gli attori citati sono infatti protagonisti nella schedatura, nel controllo e nell’eliminazione del popolo palestinese, a cui va tutta la nostra solidarietà.
Il consolidamento dei rapporti tra università occidentali ed università/aziende israeliane è parte di una strategia dilagante, che la comunità accademica e la popolazione studentesca non possono ignorare. Per questo ci sembra fondamentale continuare ad evidenziare le collaborazioni tra atenei italiani, stato d’Israele ed aziende guerrafondaie: perché di ignavia si muore, e chi non prende posizione è complice.
Vengono nelle nostre università, malconce, a parlarci di sicurezza: una sicurezza che riguarda solo coloro che la vendono, aziende, enti governativi, forze dell’ordine, e che prevede controllo e repressione per chi si ribella a questo stato di cose: per questo esprimiamo solidarietà ai compagni e le compagne dell’Ex-Cuem di Milano, colpiti oggi da arresti domiciliari o indagati a piede libero.
#STANDUP4EXCUEM
FUORI LA GUERRA DALL’UNIVERSITA’
FUORI GLI SBIRRI DALL’UNIVERSITA’
Assemblea dell’officina di fisica

FUORI MAZINGA DALL’UNIVERSITA’

Pubblichiamo l’appello dei ricercatori contro la partecipazione dell’università alle ricerche di cyber-guerra

per adesioni scrivete all’indirizzo scienziati@insiberia.net

Fare ricerca tra le rovine dell’accademia è attività spesso frustrante. A seguito di un’infinita serie di tagli, la mansione principale cui si dedicano le istituzioni di ricerca è la captazione e la gestione dei fondi. Il lavoro del ricercatore è totalmente subordinato alla capacità di attrarre finanziamenti pubblici o privati. Fare ricerca in tempo di crisi vuol dire sopratutto essere capaci di piegare il proprio progetto a programmi quadro, con buona pace di antichi orpelli come la libertà e l’autonomia.
Non ci interessa analizzare i processi che hanno ridotto il ricercatore al ruolo di bassa manovalanza tecnica del sistema economico, ci limitiamo a prenderne atto.
Questo però non vuol dire che sia giustificabile disinteressarsi totalmente alla finalità del lavoro che si compie, delle tecniche che si contribuisce a sviluppare. Continue reading

STOP INFOWAR: fuori la guerra dall’università!

STOP INFOWARIl 19 Giugno 2013 si terrà nell’aula magna de “La Sapienza” la quarta conferenza sulla cyber warfare, la seconda ospitata dall’università. La conferenza è organizzata da centri di ricerca del “La sapienza” e dell’università di Firenze, unitamente a partner privati tra cui, Vitrociset (Finmeccanica) e Maglan (ideatrice e finanziatrice). Tra i vari e numerosi relatori interverranno ad esempio il Colonello Giandomenico Taricco (II Reparto [Informazioni e Sicurezza] dello Stato Maggiore Difesa), specialisti del ministero dell’interno, esponenti del ministero della difesa, insomma il fior fiore dell’industria bellica, della difesa e dell’esercito italiani. Continue reading

Scenari energetici 2.0, ultimo incontro: prospettive

scenaribannerinofinale

Negli scorsi incontri del ciclo Scenari Energetici 2.0 abbiamo analizzato, a partire da un punto di vista tecnico, la questione dei rifiuti e le scelte tecnologiche attuate per il loro smaltimento. Abbiamo studiato l’impatto ambientale di differenti tipologie di impianto: tanto di quelle presentate come indispensabili allo smaltimento della monnezza, come discariche ed inceneritori, quanto di quelle propagandate come ecosostenibili, come impianti a biogas e biomasse. Continue reading