Scenari energetici 2.0, ultimo incontro: prospettive

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Negli scorsi incontri del ciclo Scenari Energetici 2.0 abbiamo analizzato, a partire da un punto di vista tecnico, la questione dei rifiuti e le scelte tecnologiche attuate per il loro smaltimento. Abbiamo studiato l’impatto ambientale di differenti tipologie di impianto: tanto di quelle presentate come indispensabili allo smaltimento della monnezza, come discariche ed inceneritori, quanto di quelle propagandate come ecosostenibili, come impianti a biogas e biomasse.

Accanto all’approccio tecnico, nell’intero ciclo di incontri, abbiamo cercato uno sguardo più generale, che mettesse in relazione il tema specifico (l’impianto) con il sistema socio-economico all’interno del quale è proposto, ragionando sul perché si parli di smaltimento dei rifiuti e non di cosa sia il rifiuto in sè. Quello della monnezza, infatti, è un concetto relativamente recente, figlio di un sistema economico basato su produzione, acquisto e consumo. Se da un lato, quindi, abbiamo un sistema rettilineo che crea il rifiuto, dall’altro le tecnologie sviluppate per affrontarlo rispondono alle esigenze produttive del sistema stesso. A diverse fasi di sviluppo del sistema economico, infatti, corrispondono differenti scelte impiantistiche: discariche ed inceneritori costituiscono lo sbocco ideale ad un sistema produttivo estremamente accentrato, mentre piccoli impianti di digestione anaerobica sono più funzionali a questa fase di ristrutturazione post-industriale basata su un modello decentrato.

Adatti o meno alle necessità di industria ed economia, questi impianti implicano, come abbiamo visto, numerosissime criticità dal punto di vista ambientale e generano di conseguenza forti resistenze popolari.

Se, quindi, la scelta di una tecnologia piuttosto che un’altra è dettata dal quadro politico ed economico, cosa si può dire dell’opposizione a tali scelte? Che tipo di proposta politica portano i comitati che si organizzano per lottare contro nocività e devastazioni ambientali?

Sui media generalisti l’accusa che spesso è volta ai moti di resistenza su questioni ambientali è quella di nymbismo: qui no, ma altrove va benissimo. Così evidentemente non è, dato che sono numerose le collaborazioni tra movimenti e comitati che spesso si battono su temi diversi. La necessità di fare rete, di analizzare cosa accomuni le diverse lotte si pone evidentemente più o meno ad ogni comitato popolare. Nonostante ciò i coordinamenti e le reti che vanno a formarsi hanno impostazioni e proposte diversissime e spesso in contrasto fra loro.

E’ possibile formulare un’idea di organizzazione sociale ed economica che non renda inevitabile la produzione di rifiuti e nocività ambientali varie?
E’ possibile a partire dalle semplici richieste dei singoli comitati (no a discariche, inceneritori, no all’incentivazione di impianti dannosi) per definire un’alternativa? Ne vorremmo discutere con esponenti dei comitati in lotta di Roma e provincia e chiunque sia interessato ad approfondire la tematica.

APPUNTAMENTO IN AULA CONVERSI, VECCHIO EDIFICIO DI FISICA GIOVEDI’ 23 MAGGIO ORE 16:30